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Politeama Genovese

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Scritto da Administrator   
domenica 28 maggio 2006

Ormai da quasi trent’anni le forze politiche di centrosinistra, oggi rappresentate dall’Ulivo, svolgono un importante ruolo di governo a Genova e in molte delle principali città liguri. Durante questo periodo, la realtà socioeconomica della Regione ha subito una trasformazione molto profonda: il blocco sociale, cresciuto attorno alle realtà manifatturiere pubbliche e alle attività portuali che costituivano l’asse portante dell’economia ligure, ha lasciato posto ad una realtà assai più variegata. E’ cresciuto molto il terziario, anche grazie alla trasformazione urbanistica e allo sviluppo turistico voluti dalle amministrazioni locali per favorire nuove opportunità di crescita economica. L’Acquario e la trasformazione del porto antico di Genova sono esempi emblematici di questo processo: scelta strategica di una città che non è stata piegata dalla crisi dell’industria pubblica, ma è stata capace di individuare nuove prospettive di benessere. Si può spiegare in questo modo il rilevante consenso di cui godono i partiti del centrosinistra, anche se si sono molto indebolite le classi sociali di riferimento nelle quali essi erano fortemente insediati. Si tratta di una situazione originale. Infatti la sinistra italiana era ed è rimasta forte in aree, quali la Toscana e l’Emilia, dove essa si è radicata da tempo in una realtà socio-economica molto flessibile fatta da piccole e medie imprese, anche cooperative; mentre si è indebolita in altre regioni, quali la Lombardia e il Piemonte, che hanno subito un forte processo di deindustrializzazione e dove le classi sociali emergenti hanno incontrato diversi referenti politici.

La Liguria ha subito un processo di ristrutturazione sociale simile a quello delle altre regioni del Nord-Ovest, ma una buona parte del suo territorio, mentre mutava pelle da un punto di vista sociale, confermava un orientamento politico favorevole alle forze di centrosinistra. L’opinione pubblica premia sempre quelle forze politiche che dimostrano di avere in mano le “chiavi” del cambiamento e dello sviluppo. Il successo dell’Ulivo a Genova è dovuto alla sua capacità di indicare con prontezza un nuovo orizzonte strategico, nel momento in cui era apparso chiaro il declino della fase precedente. Ciò ha consentito di mantenere inalterato il consenso politico (i voti), mentre diminuiva drasticamente il radicamento sociale (gli iscritti, i militanti). Si pone quindi alla sinistra il problema di innovarsi, di aprirsi alle realtà sociali emergenti, e di costruire nuovi strumenti di rapporto con la società genovese e ligure. Questa esigenza è ancora più avvertita perché la sinistra non dispone più di sedi culturali, quali il Gramsci e il Turati, che hanno favorito per molti anni un proficuo rapporto con la nostra comunità. I Promotori di questa Associazione culturale ritengono importante dar vita ad un luogo di riflessione, di elaborazione e di confronto, offrendo al tempo stesso alla città e alla regione un’occasione di impegno sociale e di partecipazione politica. Politica e cultura possono vivere e crescere solo insieme, e la politica senza cultura è condannata ad avere respiro corto.

I Promotori non sono solo liguri; così come l’orizzonte del lavoro da compiere non è solo locale: in primo luogo è importante rilanciare il dibattito sul ruolo insostituibile del Nord- Ovest, indispensabile per promuovere una nuova fase di crescita sociale e di sviluppo economico e per arrestare il declino del Paese. Si è molto discusso, in questi ultimi anni, della “nuova frontiera” del Nord-Est: area molto vitale, in grado di “interpretare” e di “leggere” con grande prontezza e flessibilità i mutamenti sociali. Con la fine dell’epoca della lira debole e della svalutazione competitiva, ci si chiede se lo stesso modello Nord-Est e il particolare mix di fattori che l’hanno reso vincente, possa continuare a svolgere il suo ruolo di traino per il paese. E’ infatti pensabile che alcuni degli elementi che ne hanno favorito la competitività abbiano bisogno di una messa a punto. Si può ragionevolmente immaginare che il tempo delle produzioni a basso valore aggiunto, della presenza limitata di industrie ad alta tecnologia, del consistente abbandono scolastico da parte di una generazione attratta dalla facilità di accesso al mondo del lavoro e da guadagni relativamente facili, della competizione esclusivamente affidata ai costi e al decentramento produttivo, talvolta con il correlato di una componente di evasione fiscale, più che alla qualità dei prodotti mostri forti segni di esaurimento. Un’area così vitale troverà certamente l’energia per adeguare la sua struttura produttiva ai nuovi parametri economici, tuttavia, nell’epoca dell’Euro il rilancio della struttura industriale, finanziaria e logistica del Nord-Ovest è decisivo per contrastare il declino del paese e per consentirgli di competere basandosi su ricerca e sapere, innovazione tecnologica e qualità dei prodotti. La logica dell’integrazione internazionale pone infatti all’Italia la sfida di un profondo rinnovamento della sua struttura produttiva, se essa vorrà allontanare il rischio di una sempre più accentuata marginalità e giocare un ruolo importante in un mondo che sta ridefinendo assetti e regole. In questa ottica i luoghi della formazione (scuole, istituti di ricerca, università, …) e la qualità delle persone che in essi operano sono decisivi.

Le trasformazioni socio-economiche e i cambiamenti all’interno della famiglia obbligano a pensare sempre di più a una scuola capace di formare i ragazzi per il mondo del lavoro di oggi e di esprimere, al tempo stesso, una più generale funzione educativa. A questo scopo vanno utilizzate e valorizzate tutte le sedi e le istituzioni formative, statali e non statali, di cui il paese dispone. Su questi temi si è svolto fino ad oggi un confronto schematico e riduttivo, e mentre è necessario avviare una riflessione più aperta e più lungimirante, capace di mettere al primo posto l’obiettivo strategico di un più elevato livello educativo, formativo e culturale. I Promotori condividono anche l’importanza di scelte politiche e amministrative capaci di difendere il ruolo e la funzione della famiglia, sempre più in difficoltà – se lasciata sola – di fronte alle trasformazioni sociali in atto, fra cui, preponderante, la crescita e le mutate esigenze degli anziani. Un nuovo orizzonte formativo e educativo si può costruire innanzitutto a partire dalla scuola e dalla famiglia.

Questa Associazione è inoltre interessata a contribuire ad un lavoro di ricerca e di confronto che consenta a Genova di essere centro originale di dibattito e di riflessione sui temi della globalizzazione, recuperando una sua vocazione antica agli scambi commerciali e culturali, anche a seguito dell’esperienza del G8 del 2001 e in previsione dell’appuntamento di Genova 2004 Capitale Europea della Cultura. In questi ultimi anni si è sviluppato un forte movimento sui temi della globalizzazione e della pace. Grazie a questo movimento molti giovani hanno finalmente incontrato la politica, dopo molte stagioni di distacco e di indifferenza. E’ importante non tradire questa spinta alla partecipazione ed offrire alle nuove generazioni una sede stabile di confronto, di dialogo e di elaborazione. E’ ormai diffuso un giudizio severo sui guasti di una globalizzazione non regolata dalla politica e sulla dottrina della “guerra preventiva”. Cresce la domanda di una capacità di governance politica internazionale di fronte a una finanza e a una economia globali: solo in questo modo sarà possibile diffondere le opportunità e salvaguardare l’ambiente naturale. Infine, è utile sviluppare un’analisi sulla mondializzazione non limitata agli effetti sui paesi in via di sviluppo, ma attenta anche a comprendere i riflessi sulla vita di quanti vivono e lavorano nei paesi più industrializzati, dove negli ultimi decenni sono cresciute nuove forme di povertà e precarietà. In altre parole, l’Associazione intende aprire una riflessione per capire se nel corso degli ultimi decenni la sinistra, mentre faceva opportunamente i conti con una mutata realtà sociale, abbia subito una qualche deriva politica e culturale sotto la pressione di questa forte ondata neo-liberista. In particolare questa riflessione può contribuire a dare una risposta circa i cambiamenti da introdurre per riaffermare politiche di welfare che ristabiliscano un corretto equilibrio fra competitività e coesione sociale.

I Promotori di questa Associazione ritengono importante sviluppare un lavoro di riflessione e di ricerca su questi temi, e, al tempo stesso, vogliono esprimere una forte preoccupazione per il rischio di declino e marginalizzazione del paese. Stretta tra la ripresa americana e la persistente e impetuosa crescita dell’Asia, l’Italia rischia di essere sempre meno competitiva perché, a differenza di altri grandi paesi europei, ha introdotto meno processi di innovazione e di qualificazione nella sua struttura produttiva. A questa sfida non si risponde con una anacronistica chiusura protezionistica. L’Italia, dopo aver raggiunto l’obiettivo strategico dell’euro, deve infatti attivare tutte le risorse umane, intellettuali e imprenditoriali di cui dispone per mettere in campo un nuovo profilo di competitività. L’attuale governo appare del tutto impreparato a guidare il paese in questa sfida; esso infatti, in questi anni, si è preoccupato più di difendere strenuamente gli interessi particolari di gruppi ristretti che di affrontare questi problemi. Tuttavia l’opinione pubblica ha saputo reagire con sempre maggiore vitalità e forza; è cresciuto un vasto movimento di opposizione per contrastare l’inadeguatezza di questo esecutivo, il suo pericoloso revisionismo storico e il suo fastidio per le istituzioni democratiche e la stessa Costituzione repubblicana. L’Ulivo ha riconquistato forza a livello locale, come dimostrano i convincenti successi nelle elezioni amministrative del 2002 (in particolare in Liguria) e del 2003, e ha ora il compito di presentare un progetto che gli consenta di tornare alla guida del paese alle prossime elezioni politiche, ridefinendo la sua identità già dalle prossime elezioni europee.

I Promotori di questa Associazione considerano l’Europa, la vecchia Europa, una opportunità e non un vincolo, un fecondo luogo di crescita comune e non una costrizione. E’ questa visione che rende irrimediabilmente diverse la sinistra e la destra italiana: l’una orgogliosa di partecipare alla costruzione della nuova identità europea, l’altra incerta, se non ostile, di fronte a questo processo. I Promotori di questa Associazione hanno guardato con favore all’incontro tra le grandi tradizioni solidaristiche e riformiste di questo paese, da cui è nata la coalizione dell’Ulivo e sono molto interessati a partecipare al dibattito appena avviato, che ha come obiettivo la costruzione di un soggetto politico unitario del riformismo italiano.

Genova dicembre 2003

 

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